ROMANZO FILTRI
Ho scritto FILTRI per parlare a tanti ragazzi e giovani che si sentono invisibili. L’ho fatto per chi guarda il telefono e sente un vuoto.
Per chi si nasconde dietro uno schermo, perché dire “sto male” a voce alta fa tanta paura. Troppa paura. Per chi si chiede se sia l’unico a sentirsi così. E non si apre con gli altri: genitori, educatori, zii e amici.
FILTRI non è solo una storia su social e adolescenti. è una storia su ciò che cerchiamo tutti, ossia: verità, ascolto e connessione. Non quella fatta di Wi-fi, ma quella che nasce quando troviamo il coraggio di raccontarci — per davvero.
I personaggi di questo libro sono immaginari, ma le emozioni che vivono sono vere.
Le ho viste nei volti di ragazzi e ragazze che ho incontrato, e nei silenzi che gridano più di mille stories.
Le ho sentite in tanti articoli che ho scritto e in episodi di cronaca che mi hanno toccata più da vicino, nel profondo.
Viviamo immersi in una società che ci insegna a mostrarci, a correggere ogni dettaglio, a filtrare ogni emozione.
Eppure, come diceva San Carlo Acutis, la vera sfida è restare originali: essere fedeli a ciò che siamo nel profondo, anche se questo ci rende vulnerabili, imperfetti e diversi.
Questo romanzo è nato dal desiderio di raccontare quella sfida:
il bisogno dei giovani di essere visti per davvero, oltre le apparenze.
FILTRI è una ricerca collettiva di verità.
È una domanda lanciata in mezzo al rumore:
Possiamo ancora guardarci negli occhi e riconoscerci?

